Il grande innocente, nuova raccolta di Gabriel Del Sarto, è un libro costruito su un crudele gioco dello specchio: riflettente, deformante. Specchi non immobili, in cui scorre il tempo col suo peso sulla vita quotidiana, minimissima, delle persone di carne che quello spazio abitano. Tra questi, come vorrebbe Benjamin, l’Angelo della Storia che qui ha pure nome di Gabriel, alter ego impastato di ossa e letteratura, in piedi tra le rovine con il viso rivolto al passato, irresistibilmente sospinto nel futuro a cui volge le spalle: «Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto». Destare i morti, ricomporre l’infranto. Questo tenta Del Sarto disegnando, all’interno di questa raccolta, lo spazio opposto esemplificato soprattutto in due poemetti, Gli uffici e Il grande innocente, poli di un magnetismo o di un Tao, uguali tentativi di dire in poesia ciò che di solito non vi viene detto. Da un lato, la Resistenza a cui partecipò e in cui morì giovanissimo il nonno dell’autore, lasciando un figlio di poche settimane: nucleo ustorio di un dolore non provato ma comunque tramandato sempre da carne a carne, insieme alle domande, ai dubbi, alla fierezza: «E anche tu, da dentro l’idea d’innocenza / che ho sentito, risponderai dell’unica decisiva / sentenza domestica: a chi siamo mancati?», fino a quando il tempo, a due generazioni di distacco, consente a chi scrive «la possibilità di entrare nell’orto e di dire la mia verità». Dall’altro, di contro alla tragedia repentina che iscrive per sempre un orizzonte sotto il segno della perdita, il quotidiano implacabile, il pulviscolare mondo del lavoro di una grande azienda nell’Italia di oggi distante settant’anni da quei giorni, organizzazione, company, bolla speculativa? Soprattutto sfera opaca abitata da altre minuscole sfere, esseri umani raccolti a difesa di sé, ma anche – e qui il cielo del libro si apre – a cura di altri, figlia o alberi, come negli ultimi versi non a caso intitolati L’inizio. Anche di un altro tempo, per Del Sarto, della sua poesia.
Laura Pugno