«Šestov parlava… e all’improvviso il vecchio Museo delle Cere Grévin che fino ad allora era stata ai miei occhi la storia della filosofia, si animò come un’allucinazione. Sotto le armature medievali delle tecniche, i procedimenti a guisa di preziosi paramenti, le guaine delle formule logiche e le volute oscurità, vidi le grandi e subdole battaglie scatenarsi tra uomini in carne e ossa – battaglie feroci, terribili, spietate. Sotto la maschera della serenità, dell’indifferenza e dell’equità filosofica, vedevo all’opera la calunnia, il veleno infido, il colpo di pugnale alle spalle. La crudeltà ma anche l’impotenza e l’inganno, l’avidità per i beni materiali rigettata e abilmente convertita in avidità per i beni intelligibili, l’angoscia di fronte alla folle danza dell’essere e il desiderio di fermarla a ogni costo. E soprattutto la smisurata ambizione di edificare, al di là del sensibile che sfugge alla nostra presa e su cui non abbiamo alcun potere, una no man’s land irreale, ideale, dove l’uomo potesse infine avere il potere, per quanto nefasto, di dominare e di condividere con Dio la sola virtù che gli era stata concessa: quella di contemplare, impotente, verità che non aveva creato». B. Fondane