È il 1603. Giovanni Botero, già celebre per la Ragion di Stato e per le Relazioni universali, si reca in Spagna con i figli di Carlo Emanuele I di Savoia in qualità di loro precettore. Lì, oltre a conoscere a fondo il paese, la lingua e gli usi di una corte dominata dal duca di Lerma, approfondisce la riflessione sulle biografie di uomini illustri da proporre come exempla agli allievi. Così, ai due volumi dei Prencipi cristiani editi a Torino nel biennio 1601-1603, si affiancano I capitani stampati da Giovan Domenico Tarino nel 1607 ora riproposti. Si tratta delle vite di Francesco ed Enrico di Guisa, di Anne de Montmorency, del duca d’Alba Fernando Álvarez de Toledo e di Alessandro Farnese, uomini d’arme e ferventi cattolici; ma si tratta, una volta di più, della storia contemporanea – la Francia dilaniata dalle guerre di religione, le Fiandre tormentate dalla ribellione – che irrompe fra le pieghe dell’agiografia. Anche le Relazioni aggiuntive che qui compaiono (di Spagna, dello Stato della Chiesa, del Piemonte, di Nizza e di Ceylon) e i Discorsi curiosi su nobiltà, monarchia e duchi sabaudi rispondono alle logiche di aggiornamento sempre care all’autore, pur se ispirato più che mai dall’effetto encomiastico.