Nerio Nesi entrò alla Olivetti, allora leader della tecnologia delle macchine per scrivere e di calcolo, nel 1958, poco più che trentenne dunque, e ha vissuto una parte importante della vicenda che ha trasformato una piccola officina che si occupava di apparecchi di misurazione elettrica, fondata da Camillo Olivetti, in una delle più importanti avventure industriali del capitalismo. La Olivetti diventa una potenza finanziaria, produttiva e culturale, capace persino di incidere sul design e sui gusti della società italiana e svolgendo un ruolo centrale nella storia dello sviluppo economico del Paese. Nesi sarà vicino ad Adriano Olivetti e a suo figlio Roberto nel periodo in cui il successo delle macchine Olivetti fu massimo, nutrito da quel “paternalismo” progressista e illuminato che fu uno dei tratti distintivi della personalità dell’uno e dell’altro. Toccò ad essi affrontare la nuova rivoluzione tecnologica: il passaggio che assunse, anche a livello ideologico, dalla meccanica alla elettronica, e, successivamente, alla informatica: una discontinuità storica inevitabile, alla quale una parte dell’azienda non era preparata. Questa e altre ragioni, che il libro di Nesi documenta, causarono il progressivo declino di una straordinaria impresa familiare – recentemente conclusa dalla scomparsa di Laura Olivetti – alla quale l’economia italiana ed europea deve molto.