Questo intreccio di etica ed estetica è un tratto caratterizzante di Giappi, profondamente convinta della funzione anche civile della poesia, pur scevra da ogni schematismo ideologico. Toccando la storia con mano lieve, Giappi sta sempre dalla parte giusta, che è poi quella dell’umanità, della pace, della civiltà: il Tibet oppresso, le Due torri abbattute, la Terrasanta in fiamme. Se la piazza «piazza coperta di sangue e di fiori» si fa il luogo fisico di una polarità di fondo, «sangue su neve» è l’immagine che fissa lo stato d’animo di un rosso amore che «fiorisce»‚ nel bianco inverno: un apparente ossimoro, una sintesi rivelatrice. Non dirò del linguaggio se non della sua trasparenza ed esattezza, frutto (immagino) di uno strenuo lavoro di lima e soprattutto (ne sono certo) di un addestramento interiore, di un’autoeducazione al culto della parola precisa e semplice, direi nuda come la verità.
Pietro Gibellini