Questo diario di un poeta ingegnere è organizzato attraverso articoli, pagine autobiografiche e recensioni che furono pubblicati in periodici tra il 1934 e il 1939, scandendo il puntuale e vivace inserimento di Leonardo Sinisgalli nel dibattito culturale degli anni Trenta sul razionalismo architettonico, sul rapporto tra invenzione e metodo, sul ruolo della tecnica nella civiltà contemporanea. Da queste pagine emergono i nomi, tra gli altri, di Leon Battista Alberti, Leonardo da Vinci e Paul Valèry, di Edoardo Persico e di Le Corbusier; in linea con una visione umanistica della modernità, vi si afferma un'idea utopica di cultura, dove si intrecciano letteratura e scienza, arti figurative e architettura. Ne esce la figura a tutto tondo di un poeta innamorato del linguaggio e dei numeri, delle metafore e dei teoremi: da qui l'idea editoriale Furor geometricus, in contrappunto con il titolo Furor mathematicus proposto dall'autore per una celebre raccolta di saggi scientifici.