«Oggi è un libro dimenticatissimo. Nemmeno i lettori di Cecchi lo conoscono. Ma è un libro bellissimo: uno dei grandi testi italiani del secolo scorso; di straordinaria cultura, immaginazione, intelligenza psicologica, intelligenza stilistica, assonanze, rotture, dono mitico. Da Giotto a Fra’ Angelico, Lorenzo il Magnifico, Leonardo, Guicciardini, Pontormo, Magalotti, quasi tutte le principali figure della civiltà fiorentina appaiono e rimangono impresse nella nostra memoria. La Firenze di Cecchi… è soprattutto la Firenze del quindicesimo secolo, quando scolpivano e dipingevano Donatello e Pollaiuolo. “La piccola polis rinascimentale, la città quasi portatile, dove tutto quello che esiste e che serve è lì sotto mano; dove si può dire che tutti si conoscono se non sono addirittura imparentati; e tutta l’esperienza è esemplificativa, e sta nel giro della sensazione. La città socratica, puntigliosa come un alveare, nitida come una tavola pitagorica, esatta come uno schedario”».
Pietro Citati