«Conosco il tuo male. È quello ch’io chiamo “tetano metafisico”. Ne guarirai. Lo Spirito è sopra di te e troppo tu devi operare per te e per gli altri – sono crisi, le tue, che preparano la Pentecoste. Non così di me. Esse m’hanno lasciato dilettante, indifferente, un po’ sorridente – strafottente. Ma io ho trent’anni, mi sono nevrastenizzato con Wagner, e Bacco, Tabacco e l’Altra m’hanno ridotto “su fumo di sigarette”... Spinitico, artritico, nevropatico, io mi sono ridotto a sorridere, fra una convalescenza e l’altra».
(Giuseppe Vannicola a Giovanni Papini, 25 maggio 1907)