Apparsi su «L'Ambrosiano», «L'Interplanetario», «Croce rossa», «Broletto» e «La stirpe» tra il 1928 e il 1935, questi racconti rappresentano l'esordio narrativo di De Libero. Per argomento e per stile, essi si inseriscono nell'orizzonte della cultura romana tra le due guerre, dove convivono rappel à l'ordre e novecentismo, pittura metafisica e avanguardie futuriste, suggestioni orfiche e raffigurazioni surreali. Facendo ricorso alle esperienze visive di Savinio e Scipione, l'iscrivono alcuni passaggi delle Metamorfosi ovidiane inerenti ai miti di Orfeo, di Dafne e della Medusa. Ne scaturisce un quadro delicato, in cui il tema della fuga dalla realtà sconfina nello straniamento, sicché la figura di De Libero, a dispetto dell'etichetta di "forestiero" che egli stesso si cucì addosso, riflette le inquietudini del proprio tempo.