L'Amleto shakespeariano è uno dei testi letterari più amati da Testori: per lui la figura del Principe ha rappresentato colui che s'interroga sul significato ultimo dell'esistenza: «La grandezza d'Amleto è tutta in questo rompersi della dimensione formale che si lascia trapassare e fa spazio all'urlo profetico che l'opera propriamente contiene ed esprime». Così Amleto è diventato anche parte del mondo testoriano e lo scrittore lo ha reinventato più volte e portato in scena nel famosissimo Ambleto, interpretato da Franco Parenti, che nel 1973 inaugurò il Teatro Pier Lombardo di Milano, e poi, in una dimensione da martire cristiano, dieci anni dopo, con il Post-Hamlet. Il primo incontro di Testori con la figura di Amleto è avvenuto però attraverso il cinema, con una sceneggiatura che è anche intensa «storia» di «eccezione visiva», scritta nel 1970 e rimasta fino ad ora inedita. Il regista di questo film sarebbe dovuto essere lo stesso Testori, che ne aveva disegnato anche i costumi, riprodotti nel libro. Testori scrisse una vera e propria "storia" a dialoghi, in cui furore espressivo e lucida forma drammaturgica, cupo spirito barbarico e tensione apocalittica, senso dell'assoluto e straziata lacerazione umana sono riportati, attraverso la tragedia di Amleto, al suo mondo e alle sue ossessioni. Questo trattamento relativo al film su Amleto si può chiamare sceneggiatura solo per convenzionalità di struttura; in realtà rappresenta un approccio visivo ad una figura simbolica, un racconto in cui teatro e cinema s'incontrano all'interno di quel magma oscillante tra variazioni e suggestioni pittoriche, poematiche, narrative, drammaturgiche che è caratteristico del mondo testoriano.