Gabriele d'Annunzio (1863-1938) visse in Toscana, tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, una stagione di splendente creatività e di dispendioso sfarzo. Tra Settignano, il Casentino e le spiagge del Tirreno nacquero i romanzi Il Fuoco e Forse che sì forse che no, i capolavori poetici Maia, Elettra, Alcyone e gran parte delle opere teatrali, tra le quali Francesca da Rimini, La figlia di Iorio, La fiaccola sotto il maggio, La nave, Fedra. Accanto a d'Annunzio, oltre a Eleonora Duse poi sostituita da altri amori, visse una costellazione di amici e servitori: tra di loro, Benigno Palmerio, veterinario di origine abruzzese, promosso ben presto al rango di segretario, amministratore e confidente. Efficiente e fidato factotum, Palmerio si dimostrò capace di tamponare almeno provvisoriamente le falle finanziarie della «pindarica amministrazione» di d'Annunzio e di copiarne con pazienza i manoscritti, di governare la vita di ogni giorno alla villa e di rifornire di libri e frutta fresca lo scrittore villeggiante, di ascoltare le confidenze della Duse e di gestire gli avvicendamenti femminili nella vita dell'inquieto poeta. Questo carteggio, che attraversa un quarantennio (1896-1936), testimonia gli aspetti quotidiani del dannunziano «vivere inimitabile», illumina la genesi di alcuni capolavori letterari e mostra, anche nelle sue contraddizioni, una vicenda di amicizia che si protrasse ben oltre la smobilitazione della «Capponcina» settignanese e il «volontario esilio» in Francia del poeta.