Per molti anni, quasi quotidianamente, Ennio De Concini ha frequentato un gruppo di ricoverati in un ospedale psichiatrico. Sono stati e rapporti molti diversi: un sorriso, un'occhiata, il racconto di un'avventura, due parole sgrammaticate scritte su un muro, un'esplosione incontri di furore che rapidamente diventa risata o viceversa, la richiesta di una sigaretta che nasconde il bisogno di un lungo dialogo o semplicemente di un contatto umano. Un materiale vastissimo. L'autore lo ha annotato, registrato, in qualche caso volutamente dimenticato e poi riscoperto, fino a quando non ha sentito la necessità di riscriverlo, alla ricerca di una dimensione profondamente saggia, talvolta agghiacciante, comunque mai gelidamente scientifica, della verità psicologica, morale e poetica della realtà di oggi. Stupore, rabbia, allegria, malinconia, dolore, speranza, condanne assoluzioni, sberleffi, immagini grottesche e angosciose: ci si accorge così al termine della lettura, che il significato più segreto delle contraddizioni nelle quali viviamo, se sfugge spesso a chi è ufficialmente "sano", si incide invece profondamente nell'animo di chi è ufficialmente "diverso", permettendogli di essere l'interprete e il critico più immediato, più acuto, e spesso più onesto, della nostra vita quotidiana, nei suoi valori universali.