Giovanni Pascoli

Giovanni Pascoli  (San Mauro di Romagna 1855-Bologna 1912). Sorta da un trauma d’infanzia mai del tutto elaborato, e da un’interminabile teoria di lutti a seguire, la sua poesia è il punto d’incontro visionario, e proverbialmente instabile, dei due secoli in cui visse (dal cosmo infrasottile di Myricæ si giunge a una poematica epica e cosmogonica, dal socialismo giovanile all’imperialismo della Grande proletaria si è mossa). Ma oltre a quello della poesia italiana, topicamente, egli operò su altri due “tavoli”: quello della «poesia in lingua morta», cioè in latino, e quello di una produzione critica torrenziale quanto, spesso, acuta. Il saggio Il fanciullino venne pubblicato sulla rivista «Il Marzocco» nel 1897, e sei anni dopo Pascoli lo raccolse nel volume Miei pensieri di varia umanità. Si cita, qui, dall’edizione delle Prose a cura di Augusto Vicinelli, 1952.
Giovanni Pascoli, Maria Grazia Calandrone

IL FANCIULLO - UN ALTRO MONDO, LO STESSO MONDO