Ultime Opere

Le Opere Nino Aragno Editore di ultima pubblicazione
Creatori di eccellenza nel food

Confartigianato Imprese Cuneo

Creatori di eccellenza nel food
Un viaggio gastronomico nella provincia di Cuneo

Fuori Collana

«L'esperienza di un viaggio "eccellente" tra artigianato e territorio». Viaggio è una parola dal forte significato evocativo. Ad ognuno di noi regala qualcosa: emozioni, ricordi, pensieri. Si può viaggiare materialmente o supportati dalla fantasia, ma il risultato è sempre lo stesso: un carico di sensazioni che arricchisce mente e cuore. Sull'onda di tale suggestione, Confartigianato Imprese Cuneo ha ideato il progetto "Creatori di Eccellenza", declinando la narrazione di imprese, ristoranti, cuochi, eccellenze e territorio grazie a un viaggio, un vero e proprio cammino esplorativo nel mondo del cibo, alla ricerca di esempi virtuosi della capacità e creatività artigiana. Abilità e creatività che hanno trovato un riconoscimento nel marchio registrato "Creatori di Eccellenza". Il Marchio identifica le imprese che operano con riconosciuta professionalità e specchiata correttezza commerciale e professionale, affidandosi prevalentemente all'opera manuale e artigianale, rispettando le tradizioni del territorio e la storicità delle lavorazioni. Questo volume, riccamente illustrato, documenta il lavoro di questi protagonisti, le loro specialità gastronomiche, i contesti geografici e storici in cui sono nate e, infine, le ricette delle specialità più importanti.

Vai all'Opera
IL FANCIULLO - UN ALTRO MONDO, LO STESSO MONDO

Giovanni Pascoli, Maria Grazia Calandrone

IL FANCIULLO - UN ALTRO MONDO, LO STESSO MONDO

Pietre d'angolo

Umberto Saba diffidava del Pascoli del Fanciullino. E questo, ha spiegato Andrea Zanzotto, malgrado anche a lui appartenesse il mito dell’infanzia: ma troppo bambino, solo bambino Pascoli; laddove il luogo della poesia è quello di una consustanziazione del bambino meravigliato e dell’adulto consapevole. Modello di quest’uomo-bambino, secondo Saba, Dante. “Scorciatoia” proditoria. Eppure, aggiungeva Zanzotto, Dante si è trovato nella condizione unica di creare una lingua, e con essa un mondo. L’«inizio di un nuovo tempo, di una nuova nazione»: che fuoriesce dalla sua opera col «piacere del principio», per dirla sempre con Zanzotto, di un uovo che si schiude. Per questo alla teoria del «cominciamento» che è la Vita Nova si salda la letterale in-fanzia degli ultimi canti del Paradiso (dove il poeta si paragona a «un fante / che bagni ancor la lingua a la mammella»). Quella «che più non si sa», ha sostenuto Giorgio Agamben in pagine classiche, è una lingua del «puro voler dire», antecedente alla sua dimensione semantica. Questa «lingua morta», «individuale e artificiosamente costruita», è la maggiore eredità consegnataci da Pascoli. E allora non è un caso che qui, insieme a lui, Maria Grazia Calandrone convochi proprio Dante (e Pasolini, e Caproni, sino ad Antonella Anedda e Guido Mazzoni). A una poesia per adulti, che oggi si rivendica, sin dall’inizio lei ha contrapposto una poesia adulta che si rivolge alla nostra infanzia perenne, al nostro «luminoso stupore». Andrea Cortellessa.

Vai all'Opera
LA MALDICENTE MOGLIE DEL DOTTORE DI VIA WILCZA - LA PLASMABILITÀ ARTISTICA DEL CARTONE E IL SUO IMPIEGO NELLA SCUOLA

Bruno Schulz, Francesco Permunian

LA MALDICENTE MOGLIE DEL DOTTORE DI VIA WILCZA - LA PLASMABILITÀ ARTISTICA DEL CARTONE E IL SUO IMPIEGO NELLA SCUOLA

Pietre d'angolo

È curioso quanti testi narrativi siano stati scritti su Bruno Schulz. Come se si cercasse di riparare, in questo modo, all’ingiustizia abissale che ci ha privato di tanti suoi scritti perduti, dispersi, bruciati – e prima ancora di un’esistenza, la sua, non meno incenerita dalla storia. Francesco Permunian, che ha fatto della spigolatura biografica – e diciamo pure del pettegolezzo – un’arte polimorfa e persecutoria, ha colto l’occasione per quella che, alla maniera di Zanzotto, definisce una fantasia di avvicinamento. In cui all’erudizione maliziosa (che gli fa rivisitare, per esempio, lo scambio epistolare di Schulz con Witold Gombrowicz) si mescola l’invenzione più falotica: la casella fuoriquadro della scacchiera, il germe inconfondibile di quella cosa che chiamiamo letteratura. A parlare è un allievo dello Schulz insegnante di applicazioni tecniche, il quale riporta fatti e fattoidi improntati a un’«inverosimile verosimiglianza» fra l’altro speculando su un misterioso, ennesimo testo perduto di Schulz, la relazione tecnica (come quelle di Kafka per le assicurazioni di Praga) sulla Plasmabilità artistica del cartone e il suo impiego nella scuola. Evidente l’interesse della materia, per il demiurgo di «quegli omuncoli di carta, cartone, stracci discendenti della più schietta tradizione golemica del popolo ebraico». Nonché per l’altro allievo, quello della provincia nordestina, oggi massimo cantore di quei fantocci che siamo noi, i suoi simili. Andrea Cortellessa

Vai all'Opera
L'AMORE PER L'UOMO VIVO - UN COLPO D'OCCHIO ALL'ASCOLTO DEL MONDO

Dziga Vertov, Gabriele Frasca

L'AMORE PER L'UOMO VIVO - UN COLPO D'OCCHIO ALL'ASCOLTO DEL MONDO

Pietre d'angolo

«Chiunque ami la propria arte deve ricercarne l’essenza tecnica», scriveva Dziga Vertov nel 1922. Un’essenza tecnica, annota Gabriele Frasca, «che è per davvero un atto d’amore»: se si traduce nel rapporto spettralmente patrilineare «fra allievo e maestro» che è il gesto del primo di inserire, nel corpo della propria opera, la pietra d’angolo rappresentata dalla lezione del secondo (o, secondo l’immagine un po’ più rude del cristianesimo, quello di nutrirsi della sua carne): sicché «l’arte, come modalità di sopravvivenza», non è che «la stessa essenza tecnica della vita». In questo nucleo del suo immaginario uno dei maggiori scrittori del nostro tempo, Gabriele Frasca, si avvita a spirale convocando, a spiegare l’uno con l’altro, due sommi «artificieri»: «l’uomo con la macchina da presa» e quello con «la macchina da prosa», James Joyce (i quali negli stessi anni formulano per via di montaggio il loro «amore per l’uomo vivo»). Una spirale-labirinto è il «reale» in nome della cui «passione» politica ed esistenziale, per dirla con Alain Badiou, il modernismo artistico del Novecento ha sacrificato se stesso. Ma lo è anche quella del secolo che segue: da quelle illusioni e quelle energie così programmaticamente remoto e di esse, insieme, così irreparabilmente orfano. Andrea Cortellessa

Vai all'Opera
UN SEMPLICISSIMO UNIVERSO INESPANSO

Michele Fianco

UN SEMPLICISSIMO UNIVERSO INESPANSO

i domani

In questo Semplicissimo universo inespanso Michele Fianco presenta venticinque anni di vita letteraria e poetica. E vita, una vita intessuta di linguaggio riflessione e potremmo dire teoria, ma una teoria entangled nelle cose, è forse la parola chiave che ci permette accesso a questi versi. Una poesia carsica per molti anni, orientata nei primissimi inizi negli ambienti di quella che – verso la fine degli anni Novanta e l’avvio degli anni Duemila – si è chiamata la Terza Ondata o neo-neo avanguardia; ma che poi prosegue sostanzialmente da sola, rigenerandosi continuamente nelle sue parti. È compatto come un solido, come una sfera traslucida dentro cui intuiamo ancora altri mondi, questo universo, ha le forme ingannevoli di ciò che è intorno a noi. Oggetti case e strade di un quartiere di Roma, un condominio, un palazzo, un amore che ci si si accampano intorno per l’inganno consueto, ma il corpo sa.  E la disposizione teatrale dei mondi stessi, infiniti a volte di cattiva infinità, si tradisce, riaffiora come incertezza nel ritmo – inevitabilmente jazzistico, sempre improvvisato, sempre disposto a impreviste mute, come un serpente che spoglia la pelle fuori stagione – che percorre i versi e i testi. Del resto, anche qui dall’inizio, una vena performativa non è segreta né assente. L’asimmetria tra testo e voce, tra assertività e asemanticità, il diverso disporsi su un quadrante di identità poetiche in uno stesso dire, si riavvolge su sé per ricominciare, sempre uguale, diversa. «Chissà se avevamo capito che eravamo lì a ripararci le vite di ieri», come una lucertola guarita dal sole, come se davvero vi fosse, immortale e invincibile, un cervello rettile della poesia.  Laura Pugno

Vai all'Opera