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Le Opere Nino Aragno Editore di ultima pubblicazione
IL DISCEPOLO INDOCILE

Paolo Falzone

IL DISCEPOLO INDOCILE
Sapegno, Croce e la critica della poesia

Saggi e Ricerche

Al centro di questo volume è il confronto che Natalino Sapegno intraprese, fin dagli anni in cui era studente alla Facoltà di Lettere di Torino, con la filosofia di Benedetto Croce. Un confronto lungo e serrato che l'adesione al comunismo, con le inevitabili palinodie che ne seguirono, rese certamente più sofferto, a tratti polemico, ma che non valse ad interrompere: fino all'ultimo Sapegno continuò a professarsi discepolo, sia pure "indocile", del filosofo e a misurarsi tenacemente con i principali nodi della sua estetica. Di questo rapporto il lettore vedrà qui ripercorsi alcuni momenti significativi, con particolare attenzione alle pagine del critico valdostano sullo stilnovismo e su Dante, nelle quali l'interrogazione dei principi dell'estetica crociana si fa come prevedibile più ansiosa.L'Appendice in fondo al volume, con l’eccezione di un articolo di Carlo Salinari, scritto in occasione della morte del filosofo, raccoglie giudizi e pensieri di Sapegno su Croce, e lungo un arco cronologico che va dallo spartiacque decisivo del 1945 all'anniversario crociano del 1977 documenta come maturi nel tempo, e via via si rischiari, lo sguardo del discepolo nei confronti del suo primo e mai rinnegato maestro.

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FALSO TRATTATO DI ESTETICA

Benjamin Fondane

FALSO TRATTATO DI ESTETICA

Biblioteca Aragno

Apparso per la prima volta nel 1938 e rimasto per molto tempo inosservato, il Falso Trattato di estetica di Benjamin Fondane fu ripubblicato in Francia nel 1998, a cento anni dalla nascita dell’Autore. Non senza subire l’influsso del pensiero di Lev Šestov (che Fondane aveva conosciuto a Parigi nel 1924), quest’opera brillante e anticonformista intende reagire all’estetica istituzionale che, sottoponendo la poesia al controllo della ragione, la sradica dalla concreta e palpitante realtà dell’esistenza. Un progetto simile doveva inevitabilmente dare luogo a un trattato che suonava «falso» per più d’una ragione. Falso perché parlava della poesia come di un atto di forte partecipazione alla vita e ne proponeva una visione per l’appunto «falsa» dal punto di vista delle codificazioni ufficiali. Falso perché era scritto in uno stile che falsificava e vanificava tutte le aspettative della trattatistica convenzionale. Falso perché, attraverso un’innovativa esaltazione della poesia, mostrava che «il falso è ontologicamente più ricco del vero».

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RITORNO AGLI ELEMENTI

Luca Orlandini

RITORNO AGLI ELEMENTI

Biblioteca Aragno

Un ghepardo a Lubecca. Qualcosa di così anomalo, imprevisto per lucentezza, da mozzare ogni reazione. Di fronte al ghepardo che trotta in una arcana città baltica si rimane in silenzio, per sbigottimento – la lingua è lacerata, non sa organizzare per grammatica quel lacerto che proviene dal sogno di un dio perduto, quando al posto del campanile c’era una quercia (perché ogni città, sappiate, è una trappola in vetro e marmo, ammirevole). Credo che questo libro sia il capolettera a un buco nero, la prima miniatura di una bibbia che è un geroglifico di cobra. È il manuale per farsi uccidere dal ghepardo – o mutarsi in esso, vedendo di Lubecca l’ossario, del Baltico la Giurassica indecenza, quando perfino le pietre declinavano lamenti. Questa è una scrittura che scatta, che si tocca, priva dell’ordinaria didattica dei saggi che si tengono nelle cucce per cani alla cinghia – cioè, sul divano di casa. È un libro carnivoro. C’è qualcosa di primordiale e primo in questi scritti, di chi abbia combinato ora l’alfabeto, spaccando in diagonale un iceberg. In effetti, il modo ideale per leggere questo libro non è capire – trascinare, probabilmente. Va letto a voce alta, intendo, perché solo così si sente il fiume, profondo, che agita la cresta e non fugge il crepitio, poi l’ostensione delle foglie, il giaguaro bello come un tabernacolo. La parola torna a essere suono, ritmo indubitabile. Davide Brullo

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DOSSIER ITALIA

Nino Borsellino

DOSSIER ITALIA
Saggi siciliani

Saggi e Ricerche

“Sicilia come metafora” si intitolava una intervista che Leonardo Sciascia rilasciò, nel ’79, a Marcelle Padovani, raccontando lo spirito più profondo dell’isola, colto nell’attitudine a disegnare un approccio al mondo problematico, contagioso per l’intera cultura occidentale. Il rapporto difficile con le idee e le passioni, con un linguaggio sempre teso tra l’immaginazione e la ragione: la Sicilia come un universo dal fascino avvolgente, vitale, logico e passionale insieme.Non si può non pensare a quell’immagine e a quel modo di entrare in relazione con la storia e la cultura siciliana accostandosi ai saggi che Nino Borsellino dedica alla sua isola dove – lui nato a Reggio, ma profondamente legato, culturalmente e biograficamente, alla Sicilia – trova continue occasioni di riflessioni e analisi, di entusiasmi e disillusioni. I saggi di un grande interprete della Sicilia, della sua vicenda millenaria, dei suoi personaggi, dei suoi libri e di quelle parole attraverso le quali ci arrivano le tracce di un cammino tanto drammaticamente segnato, soprattutto nell’età moderna, da un’identità oscillante tra dialettica e fantasia, tra colori accesi e segni di lutti irredimibili.

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Accessi

Patrizia Santi

Accessi

Licenze poetiche

È la memoria a farsi voce nella voce, a rendere, quanto, per mulinello-ricordo è rimasto dall’atto fondativo della voce stessa, dal punto di un primo, e susseguente contatto col mondo. Ed è attraverso una rievocazione emotiva, che gli antenati con la loro storia personale, il loro destino nella singolarità, ritornano alla voce come discrete unità temporali, come minuscole superfici di terre e acque, di golene e argini, come luoghi esclusivi di ciascuno. I Padri ritornano come affetto accaduto, nella transumanza d’esistenza, laddove il cielo li ha resi azzurri istanti di valore e consolazione, nell’attesa-incanto del loro ricomparire, restare.

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