Ultime Opere

Le Opere Nino Aragno Editore di ultima pubblicazione
Lo scriba del Caos

Ferruccio Masini

Lo scriba del Caos

Biblioteca Aragno

Autentica pietra miliare delle Nietzsche-Studien italiane, questo libro, la cui prima edizione uscì nel 1978, offre una interpretazione originale dell'articolazione di fondo del pensiero nietzscheano inteso come “filosofia sperimentale”. La filosofia di Nietzsche si può leggere infatti come una fenomenologia della coscienza nichilista, la quale evidenzia nella ‘morte di Dio’ l’experimentum crucis di una determinata fase della società capitalistica nella direzione di una nuova razionalità. In questo senso la stessa interpretazione teologica del nichilismo diventa il perno di un rovesciamento decisivo con cui si propone, in contrapposizione a quello cristiano, un nuovo immaginario dionisiaco, quello del Superuomo e dell’Eterno Ritorno. L’affermazione perentoria ‘Dio è morto’ diventa qui il paradigma della dissoluzione di tutti i valori, e segna il discrimine fra il nichilismo ‘passivo’ (buddista-schopenhaueriano e cristiano) e il nichilismo ‘attivo’. E tuttavia – come osserva Corriero nel suo saggio – per Masini “la filosofia di Nietzsche sarebbe sempre ancora una ‘filosofia di transizione’, che per un verso emancipa l’uomo dai simulacri della società capitalistico-borghese, ma dall’altro non è ancora in grado di prospettare un soggetto conciliato che superi definitivamente le contraddizioni dell’esistente.”

Vai all'Opera
Spirali dal bianco al nero

Giuseppe Bortoluzzi

Spirali dal bianco al nero

Licenze poetiche

 Non è nuovo alla poesia Giuseppe Bortoluzzi, per gli amici Bepi, raffinato gentiluomo veneziano naturalizzato varesino, notaio, che conta su un’età venerabile essendo nato (a Genova per le contingenze belliche) nel 1918. Più di un secolo. Pungente leggerezza ed eleganza sono i cardini del lavoro poetico di Bepi Bortoluzzi, marginale se consideriamo la severa professione notarile, ma coltivato con passione mai superficiale e mai sopita, anzi che ha preso vigore nella verde vecchiaia. Passione che investe al pari le arti visive, in primis la fotografia, di cui Bortoluzzi è cultore non meno fine, con libri eccellenti. Nella raccolta schewilleriana del 2005, Scusi è lei la mia poesia?, con eco szymborskiana nel titolo, la premessa di Cesare Segre indicava come dominante il gradevole understatement, perseguìto anche nel più recente Fiori e picche del 2009 (ed. Campanotto, con mia presentazione). Ma già Bortoluzzi aveva edito nel 1990 una plaquette solo veneziana dal sottotitolo Versi per gli amici e la famiglia. Ironia, arguzia e grande sapienza di vita tornano a insaporire ora i bei foglietti del quasi-diario poetico del nostro amico. E il titolo attuale, Spirali dal bianco al nero, se sembra riprendere in parte lo spunto cromatico essenziale già accennato in Fiori e picche dieci anni fa, aggiungendo il contrasto, a chiaro emblema delle alternanze esistenziali, fa pensare insieme ai bellissimi ritratti e alle immagini in bianco e nero alla Cartier-Bresson praticati nell’arte fotografica. La sapienza di vita che abbiamo citato include dunque nel nostro libro una gamma duttile e ampia di sentimenti, emozioni, ricordi, altrettanti passaggi di esistenza, di tutte le tonalità (anche nel caro dialetto della giovinezza), tracciate per rapidi tratti, quasi disegnando incisivamente in punta di penna, o fotografando. Con grazia e profondità, con la malinconia e l’allegria pensosa di un sorriso molto consapevole. Clelia Martignoni

Vai all'Opera
Creatori di eccellenza nel food

Confartigianato Imprese Cuneo

Creatori di eccellenza nel food
Un viaggio gastronomico nella provincia di Cuneo

Fuori Collana

«L'esperienza di un viaggio "eccellente" tra artigianato e territorio». Viaggio è una parola dal forte significato evocativo. Ad ognuno di noi regala qualcosa: emozioni, ricordi, pensieri. Si può viaggiare materialmente o supportati dalla fantasia, ma il risultato è sempre lo stesso: un carico di sensazioni che arricchisce mente e cuore. Sull'onda di tale suggestione, Confartigianato Imprese Cuneo ha ideato il progetto "Creatori di Eccellenza", declinando la narrazione di imprese, ristoranti, cuochi, eccellenze e territorio grazie a un viaggio, un vero e proprio cammino esplorativo nel mondo del cibo, alla ricerca di esempi virtuosi della capacità e creatività artigiana. Abilità e creatività che hanno trovato un riconoscimento nel marchio registrato "Creatori di Eccellenza". Il Marchio identifica le imprese che operano con riconosciuta professionalità e specchiata correttezza commerciale e professionale, affidandosi prevalentemente all'opera manuale e artigianale, rispettando le tradizioni del territorio e la storicità delle lavorazioni. Questo volume, riccamente illustrato, documenta il lavoro di questi protagonisti, le loro specialità gastronomiche, i contesti geografici e storici in cui sono nate e, infine, le ricette delle specialità più importanti.

Vai all'Opera
IL FANCIULLO - UN ALTRO MONDO, LO STESSO MONDO

Giovanni Pascoli, Maria Grazia Calandrone

IL FANCIULLO - UN ALTRO MONDO, LO STESSO MONDO

Pietre d'angolo

Umberto Saba diffidava del Pascoli del Fanciullino. E questo, ha spiegato Andrea Zanzotto, malgrado anche a lui appartenesse il mito dell’infanzia: ma troppo bambino, solo bambino Pascoli; laddove il luogo della poesia è quello di una consustanziazione del bambino meravigliato e dell’adulto consapevole. Modello di quest’uomo-bambino, secondo Saba, Dante. “Scorciatoia” proditoria. Eppure, aggiungeva Zanzotto, Dante si è trovato nella condizione unica di creare una lingua, e con essa un mondo. L’«inizio di un nuovo tempo, di una nuova nazione»: che fuoriesce dalla sua opera col «piacere del principio», per dirla sempre con Zanzotto, di un uovo che si schiude. Per questo alla teoria del «cominciamento» che è la Vita Nova si salda la letterale in-fanzia degli ultimi canti del Paradiso (dove il poeta si paragona a «un fante / che bagni ancor la lingua a la mammella»). Quella «che più non si sa», ha sostenuto Giorgio Agamben in pagine classiche, è una lingua del «puro voler dire», antecedente alla sua dimensione semantica. Questa «lingua morta», «individuale e artificiosamente costruita», è la maggiore eredità consegnataci da Pascoli. E allora non è un caso che qui, insieme a lui, Maria Grazia Calandrone convochi proprio Dante (e Pasolini, e Caproni, sino ad Antonella Anedda e Guido Mazzoni). A una poesia per adulti, che oggi si rivendica, sin dall’inizio lei ha contrapposto una poesia adulta che si rivolge alla nostra infanzia perenne, al nostro «luminoso stupore». Andrea Cortellessa.

Vai all'Opera
LA MALDICENTE MOGLIE DEL DOTTORE DI VIA WILCZA - LA PLASMABILITÀ ARTISTICA DEL CARTONE E IL SUO IMPIEGO NELLA SCUOLA

Bruno Schulz, Francesco Permunian

LA MALDICENTE MOGLIE DEL DOTTORE DI VIA WILCZA - LA PLASMABILITÀ ARTISTICA DEL CARTONE E IL SUO IMPIEGO NELLA SCUOLA

Pietre d'angolo

È curioso quanti testi narrativi siano stati scritti su Bruno Schulz. Come se si cercasse di riparare, in questo modo, all’ingiustizia abissale che ci ha privato di tanti suoi scritti perduti, dispersi, bruciati – e prima ancora di un’esistenza, la sua, non meno incenerita dalla storia. Francesco Permunian, che ha fatto della spigolatura biografica – e diciamo pure del pettegolezzo – un’arte polimorfa e persecutoria, ha colto l’occasione per quella che, alla maniera di Zanzotto, definisce una fantasia di avvicinamento. In cui all’erudizione maliziosa (che gli fa rivisitare, per esempio, lo scambio epistolare di Schulz con Witold Gombrowicz) si mescola l’invenzione più falotica: la casella fuoriquadro della scacchiera, il germe inconfondibile di quella cosa che chiamiamo letteratura. A parlare è un allievo dello Schulz insegnante di applicazioni tecniche, il quale riporta fatti e fattoidi improntati a un’«inverosimile verosimiglianza» fra l’altro speculando su un misterioso, ennesimo testo perduto di Schulz, la relazione tecnica (come quelle di Kafka per le assicurazioni di Praga) sulla Plasmabilità artistica del cartone e il suo impiego nella scuola. Evidente l’interesse della materia, per il demiurgo di «quegli omuncoli di carta, cartone, stracci discendenti della più schietta tradizione golemica del popolo ebraico». Nonché per l’altro allievo, quello della provincia nordestina, oggi massimo cantore di quei fantocci che siamo noi, i suoi simili. Andrea Cortellessa

Vai all'Opera