Bernard Berenson, Gianfranco Contini
FASCISMO NAZISMO CULTURA
un dibattito del 1946
Nella tradizione, anzi nel solco “antico” di Montaigne, che scrive «je ne fais rien sans joi», il grande critico e filologo Gianfranco Contini è un sommo dilettante: sa giocare con tutto, con la filologia, con le varianti d’autore, con la conoscenza che si disperde in mille rivoli. E anche con il più illustre americano ospite, perpetuo, in Italia, Bernard Berenson, lo storico dell’arte conteso dai collezionisti e dalle gran dame di tutto il mondo. Ma questo libro – non si deve fraintendere – non è una burla, anche se l’ironia che Contini vi riversa rende estremamente godibile la lettura, e, di conseguenza, la sequela di nomi e sistemi teorici chiamati in causa. In sintesi, Berenson riesuma un appello agli italiani, scritto a metà tra la dichiarazione pubblica e la meditazione privata nell’ottobre del 1944, quando si nascondeva dai nazisti che avevano occupato Firenze, e lo pubblica sulla rivista fiorentina – dalla vita corta, ma significativa per qualità degli interventi – «Il Mondo»: è il febbraio del 1946. Occorre abbandonare, mettendola da parte per un po’ di decenni, la filosofia tedesca di Fichte e Hegel e fare incetta di pensatori e memorialisti francesi, inglesi e americani: la religione della libertà contro la teologia dell’autorità propugnata dall’idealismo tedesco. Se il fascismo è nato mentre la fortuna dell’idealismo spadroneggiava in Italia, un motivo ci sarà ben stato, suggerisce il critico d’arte. Quattro numeri dopo, sulla medesima rivista, Contini – il 6 aprile 1946 – risponde… da dilettante, anche lui, come Berenson, della filosofia, forse, ma sicuramente da maestro, come sempre, della prosa e dell’intelligenza critica.
- 978-88-9380-379-3
- 2026
- €15.00
Bernard Berenson (1865-1959), illustre attribuzionista, autore di pagine sui pittori italiani del Rinascimento celeberrime, è stato anche un notevolissimo diarista, oltre che un personaggio estremamente in vista nell’alta società internazionale del suo tempo. Di origine lituana, cresciuto e formatosi negli Stati Uniti, ha vissuto per moltissimi anni in Italia, a Firenze, nella sua Villa I Tatti, oggi di proprietà dell’Università di Harvard, sede di una importante Fondazione voluta da Berenson stesso.
Gianfranco Contini (1912-1990) è stato uno dei massimi filologi e critici del Novecento europeo, insieme a due altri maestri della critica stilistica, Auerbach e Spitzer. Critico militante, filologo romanzo, storico della letteratura italiana, ha riunito in sé tutte le caratteristiche dello studioso eclettico e, parimenti, profondissimo nelle analisi, che abbracciano Dante e Montale, la Scapigliatura piemontese e Proust, Gadda e Ariosto, Pasolini e Petrarca. Laureatosi a Pavia, ha insegnato, giovanissimo cattedratico, a Friburgo, poi a Firenze e alla Scuola Normale Superiore di Pisa
Jacopo Parodi è nato a Genova, dove si è formato, umanamente e intellettualmente, con Giuseppe Marcenaro. Ha svolto gli studi a Pisa, presso la Scuola Normale Superiore. Prosegue la sua ricerca, incentrata sulla narrativa e la critica del Novecento, attualmente all’Università di Pisa, in collaborazione con quella di Siena, sotto la guida di Niccolò Scaffai.
Jonathan Salina si è formato e ha svolto attività di ricerca presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. I suoi interessi di ricerca vertono attorno all’idealismo tedesco e italiano dell’Otto e Novecento, alla fenomenologia tedesca e all’ontologia italiana contemporanea, nel solco della quale lavora sia in senso storico-filosofico che in chiave teoretica. Dal 2024, dirige il Centro di ricerca sulla Filosofia italiana di Firenze (INSR, Palazzo Strozzi). Nello stesso anno ha vinto il Premio Feltrinelli Giovani dell’Accademia dei Lincei per le Scienze filosofiche.

