Pochi pensatori, nella tradizione filosofica europea, hanno seppellito tanti candelotti di dinamite nella propria opera, al pari di Spinoza. Del che si accorse, e non per caso, quel divino scapestrato, a cavallo tra Dante e Jarry, che fu René Daumal. In un articolo uscito sulla N.R.F. del 1° maggio 1934 – titolo: Spinoza o la dinamite filosofica – egli proponeva infatti d’individuare la carica eversiva, irriducibile, del tritolo spinoziano nel concetto sanscrito di advaita, cioè a dire: «non-dualismo». Ché mira precipua di Spinoza fu, altronde, cotesta: far saltare il putrido, corrotto, delirante bastione della nostra civiltà (ovvero barbarie) occidentale. Il come, è presto detto: revocando tutti i dualismi. Confondendo indiscernibilmente vita e pensiero. Permodoché, da ultimo, Spinoza più che filosofo, nelle pagine di Daumal ci parrà saggio indù. O meglio: anarchico bombarolo.
978-88-9380-372-4
2025
€12.00
René Daumal
(1908-1944), figura inafferrabile ed erratica, consumatore clandestino di allucinogeni e buddismo tibetano, allievo di Alain e Gurdjieff, fu poeta, scrittore e filosofo. Tra le sue opere maggiori: Controcielo (1936), La Gran Bevuta (1938), Il Monte Analogo (postumo, 1952).