Victor Hugo, Marcel Proust
IN DIFESA DELLA BELLEZZA
Esiste un filo rosso, teso lungo l'intero arco del diciannovesimo secolo francese, che lega il grido profetico del Romanticismo alla sottile elegia della modernità. È il nesso tra la tutela della materia e la salvaguardia dello spirito. Nel 1832, Victor Hugo, con la veemenza di Guerre aux démolisseurs, trasforma il patrimonio architettonico da mero retaggio artistico in “deposito vivente” della storia nazionale: la difesa dei monumenti medievali cessa di essere una questione di gusto per farsi imperativo civile, prefigurando la coscienza moderna dei beni culturali. Settant’anni dopo, nel 1904, Marcel Proust riprende quella medesima battaglia ne La mort des cathédrales, ma ne sposta il baricentro. Al timore della distruzione materiale sottentra l'ansia della disanimazione: la cattedrale, se pur preservata dallo Stato, rischia di ridursi a involucro vuoto, a museo senza rito, a forma senza luce. Nutrito dalla lezione di John Ruskin, Proust comprende che l’architettura gotica è un organismo vivente che non può essere compreso se privato della preghiera e del tempo che lo hanno generato. Accostare questi due saggi significa attraversare il crinale in cui la tutela dell'arte si fa filosofia del patrimonio. Dalla “politica delle pietre” di Hugo alla “conversione dello sguardo” di Proust, emerge una lezione quanto mai urgente per la nostra contemporaneità.
- 978-88-9380-389-2
- 2026
- €15.00
Victor Hugo (1802 - 1885), genio poliedrico del Romanticismo, poeta, drammaturgo e romanziere, è stato la coscienza critica della Francia ottocentesca. Autore di capolavori come Notre-Dame de Paris e I Miserabili, ha legato indissolubilmente la sua attività letteraria a un impegno civile e politico volto alla salvaguardia dell'identità storica nazionale.
Marcel Proust (1871-1922) esordì su alcune riviste legate al movimento simbolista. Nel 1896 uscì I piaceri e i giorni (Les plaisirs et le jours), raccolta di sofisticate prose d'occasione. Fra il 1896 e il 1904 lavorò a un romanzo che costituisce il primo abbozzo della sua opera maggiore e che fu pubblicato postumo con il titolo Jean Santeuil. Nel 1906, in seguito alla morte del padre e della madre, si trasferì in un appartamento di Boulevard Haussmann, dove scrisse Alla ricerca del tempo perduto (A la recherche du temps perdu, 1913-1927), monumentale ciclo di sette romanzi al quale lavorò sino agli ultimi giorni di vita. Proust fu anche autore di una serie di scritti dedicati a scrittori e artisti dai quali emerge uno straordinario talento critico. Tra essi si ricordano: Imitazioni e miscellanee (1919), Cronache (postume, 1927) e Contro Sainte-Beuve (postumo, 1954).
Giovanni Balducci (1988), saggista, ha curato tra gli altri Soggiorno a Venezia (Luni, Milano) di Marcel Proust e Fede e avvenire (Bonanno, Acireale-Roma) di Giuseppe Mazzini. Suoi scritti sono apparsi su «CulturaIdentità», «Barbadillo», il «Sole24Ore». È autore dei saggi La vita quotidiana come gioco di ruolo (Mimesis, Milano-Udine) e Sotto la cupola del vero. Breviario della Tradizione (Solfanelli, Chieti).

