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Le Opere Nino Aragno Editore di ultima pubblicazione
LO «ZIO VERDE», LA UTET E ALTRE STORIE DI FAMIGLIA

Alessandro Firpo, Massimo Firpo

LO «ZIO VERDE», LA UTET E ALTRE STORIE DI FAMIGLIA

Biblioteca Aragno

Una storia famigliare e una storia aziendale strettamente intrecciate per oltre due secoli, che a partire dalla seconda metà del Novecento diventa anche memoria di uomini e cose, di mondi e ambienti sociali, di affetti e ripudi, di protagonisti e mezze figure, di successi e fallimenti, sullo sfondo dei profondi cambiamenti vissuti dall’Italia tra il miracolo economico e la sua crisi.

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SCRITTI SPARSI

Franco Venturi

SCRITTI SPARSI

Biblioteca Aragno

Il volume raccoglie una parte significativa degli scritti meno conosciuti di Venturi sulla storia del Settecento europeo e della Russia, nei quali spiccano le sue doti di analista e commentatore intelligente e incisivo.  

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FORMICONE

Stefania Giovanna Mallamaci

FORMICONE

Biblioteca Aragno

Considerata la prima commedia in volgare (la Cassaria di Ludovico Ariosto è rappresentata nel 1508), il Formicone (1503?) di Publio Filippo Mantovano costituisce un prezioso tassello per lo studio della genesi di uno dei generi più fortunati della letteratura italiana in epoca moderna. In prosa e in cinque atti, l’opera si configura come un’evoluzione dei volgarizzamenti del teatro classico nelle corti di Ferrara e Mantova animate da Isabella d’Este e Francesco II Gonzaga. Sulla scia del modello plautino-terenziano, il Formicone rielabora una delle novelle presenti nelle Metamorfosi di Apuleio. La revisione del testo sugli originali, la documentata introduzione e il rigoroso commento di Stefania Mallamaci si configurano come preziosi strumenti per facilitare la lettura e le interpretazioni della pièce. L’edizione è arricchita della prefazione di Pier Mario Vescovo, uno dei massimi esperti di letteratura teatrale.

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IL COMPASSO E LA ROSA

Susanna Vallorani

IL COMPASSO E LA ROSA
Émilie du Châtele e Voltaire

Biblioteca Aragno

Una sera di maggio dell’anno 1733 un’elegante carrozza imboccava le strade sudicie e strette del quartiere più malfamato di Parigi e si fermava in rue de Longpont, di fronte all’abitazione in cui il grande Voltaire viveva in solitudine la sua bohème letteraria. A rendere omaggio al poeta più celebrato di Francia era una delle dame più galanti e sapienti del suo tempo, si chiamava Émilie du Châtelet e univa alla passione virile per le scienze le attrattive più seducenti della femminilità. Nasceva quella sera la liaison amoureuse più famosa della storia della letteratura francese del XVIII secolo. Attorno alla coppia più moderna e trasgressiva del tempo, la più amata e insieme la più detestata, il libro disegna l’intero quadro di un mondo popolato di personaggi d’eccezione che seppe eleggere il savoir vivre a dovere sociale e concepì l’esistenza all’insegna della bellezza e del piacere. Ma soprattutto seppe dare voce ai grandi temi culturali che cambiarono l’orizzonte intellettuale della Francia e occuparono per quindici anni la scena europea.

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BAGLIORI PLANETARI

Dante Marianacci

BAGLIORI PLANETARI

Licenze poetiche

“Marianacci ha fatto tesoro di tutto: luoghi, paesi, poeti di cui si è intimamente e variamente nutrito, facendo anche di loro, come di se stesso, amorevole leggenda. Ma non bisogna passare sotto silenzio la bella capacità affabulatoria pari solo all’arguzia benigna della sua affabile musa. L’una e l’altra virtù si fondono nell’incantevole registro del racconto che noi ascoltiamo a brani. La vita nomade ne ha ritmato le cadenza, ne ha infoltito la ricchezza” (Mario Luzi). “L’arte poetica di Marianacci […] ha i lunghi echi in sé di musicale e divina malinconia per la scansione perfettamente misurata delle sillabe, tra liricità ed evocatività, sospeso racconto e scavo nella memoria, nettezza della sentenza e lenta meditazione” (Giorgio Bàrberi Squarotti). “Il dono di Marianacci è di saper far sentire la presenza, ma non il peso, della poesia di tutti i tempi” (Maria Nicolai Paynter). “Il Tamigi, il Danubio e il Nilo sono i fiumi del suo percorso istituzionale e letterario. I loro tracciati storici e le loro percorrenze identitarie tracciano una sorta di avventura filologica, rappresa nelle testimonianze, nelle narrazioni, che, per un’interferenza del caso, si concludono in Egitto, dove ha avuto didascalicamente la sede originaria la scrittura” (Riccardo Campa). “Mentre parla del suo rapporto con Praga, Marianacci ci racconta, in realtà, molte altre cose: il bisogno per un poeta moderno di ricomporre, in una personale alchimia, il presente e il passato, il suo disorientamento e la sua tenacia, nella ricerca di quel tanto di stupore che resiste nello sfacelo dei miti; il suo incontro, necessario e difficile, con l’amore” (Paolo Lagazzi).

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