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Le Opere Nino Aragno Editore di ultima pubblicazione
LA SCENA TAGLIATA

Giovanna Marmo

LA SCENA TAGLIATA
Poesie e disegni

i domani

Se in Oltre i titoli di coda le arti della visione – e il cinema in particolare – erano modi di percepire il mondo, nel nuovo libro di Giovanna Marmo diventano protagoniste le arti della scena. Là memoria e esperienza vissuta si svolgevano davanti ai nostri occhi sempre come immagine-movimento, qui invece l’allestimento stesso della scena diventa materia poetica: in entrambi i casi, le arti non sono semplici metafore, ma estensioni dei nostri corpi e delle nostre coscienze.  Nella prima sezione (Corpo di scena), Giovanna Marmo recupera un’antica immagine e la rivitalizza: cos’è la nostra mente se non un teatro? Il lettore non vi troverà identificazioni consolatorie: palco, pubblico, attori, persino il sipario attivano un moto interrogativo, che coinvolge tanto chi parla («chi sono quando nessuno mi vede?»), quanto lo svolgersi dello spettacolo nel tempo, che «si piega, ma non ritorna». In questa scena mentale domina un principio di interscambiabilità delle cose e degli uomini, finanche della loro memoria («I mei ricordi sono il tuo passato»). Nella seconda parte (Riscrivere il fotogramma), il cinema ritorna come dispositivo e carne: al modo delle grandi architetture metafisiche del passato, leggendo il libro dobbiamo credere che il nostro corpo sia un film («tutto accade e si consuma nel corpo-film») e che ogni nostro «sguardo è un taglio di montaggio». I disegni dell’autrice, che accompagnano gli atti del dramma o i fotogrammi del film, non fanno altro che mostrare quanto l’io sia sempre mal posizionato nella scena, o sempre alla ricerca di una sua posizione-consistenza. Mai semplicemente ancillari rispetto ai testi, rivelano che anche il libro di poesia – come il «teatro» secondo la voce poetica – «inizia dove muore il nome delle cose».

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TRAVERSATA NOTTURNA DEL CANALE DI SUEZ

Raimondo Iemma

TRAVERSATA NOTTURNA DEL CANALE DI SUEZ

i domani

Traversata notturna del canale di Suez di Raimondo Iemma è un viaggio nelle forme di un’esperienza che trascolora nel sogno. Registrazione del reale e distorsione onirica appaiono indistinguibili in questo volume che sembra percepire il mondo, l’intorno, attraverso una lingua poetica insieme concreta e incerta sul suo dire, come se traducesse da un mondo altro immagini dalla coerenza fantasmatica. La distanza è la sua cifra, la sua temperatura naturale, ma calibrate accensioni sono rivelatrici del tentativo di nominare insieme presenza e assenza, di trattenere, anche solo nello spazio della memoria o della visione, porzioni di realtà. Il perimetro della raccolta circoscrive lo spazio dove percezione e visione coincidono senza annullarsi. Il buio di una traversata marina, la polvere che resta sospesa in una stanza, l'odore di un porto che si diffonde nell’aria. Queste immagini non appartengono a un altrove: affiorano dal peso di una città, dall'interno di un taxi, dalla volta sporca di un tunnel. Il sogno non allontana dal mondo contemporaneo, vi si sovrappone e lo rende visibile. Sogno, proiezione e visione sono qui voci di una sola esperienza. Muovendosi in cinque sezioni – cinque tempi compressi in poche righe, legati da una voce femminile che attraversa più movimenti, paesaggi che si stratificano –, Traversata notturna del canale di Suez alla fine torna dove tutto è cominciato: una sosta, un bar, da cui non ci si è mai alzati. Come se il viaggio, il canale, i secoli, fossero accaduti nell'arco di uno stare, di un restare immobili. E il libro, chiudendosi, lascia aperta la domanda se qualcuno si sia mai mosso davvero, ma poco importa. Nello spazio della visione, la traversata continua il suo viaggio di registrazione e interrogazione straniata della realtà. 

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LUMINA EX ADE

Silvia Tripodi

LUMINA EX ADE

i domani

Angeli, metalupi, liturgie e sadomaso: Lumina ex Ade di Silvia Tripodi è uno scrolling poetico interpolato da preghiere. Non c’è più bisogno di coniugare i verbi, l’azione è ridotta all’infinito della lista o all’imperativo della sopraffazione. Un’autopsia del detrito, un Blob di linguaggi che «fa chiarezza sulla crudeltà». Anche il titolo è volutamente sghembo, mal funzionante da qualsiasi punto di vista (etimologico, storico e concettuale). La voce registra i trafiletti di cronaca e la stanchezza delle frasi fatte («principessa vita mia / sei la mia vita / ti amo sei tutto per me / senza di te sono niente»). In questo fuori campo dell’identità, l’io accede a una continua metamorfosi della dizione, in cui può imitare indifferentemente il gergo della sociologia o la nota stridula dell’inserto pubblicitario – una soggettività-televendita che interrompe il bollettino di guerra per annunciare l’Eden delle criptovalute. Quando arriva la preghiera, il ritmo accoglie una nuova distorsione. Alla decima anafora, il lettore non capisce più se si tratti di adesione praticante o parodia. Una scena di estasi diventa indistinguibile da una crisi depressiva: le braccia cadono «attratte dalla terra» mentre il corpo «nega ogni rapporto con la vita». La preghiera smaschera l’intelaiatura citazionistica dell’intero libro, introducendo un sospetto radicale. Se quei versi sono trafugati da una fonte esistente, come potrò fidarmi dell’originalità del resto? Mentre la teologia si macchia di un sadismo cyborg, il soggetto sperimenta la secolare reversibilità dei ruoli tra vittima e carnefice. A unire i testi della raccolta è proprio la coerenza dell’oppressione: spranghe, inverni atomici, polizia morale e botte. Prima sfigurati dalla linguistica, i connotati dell’io si sfaldano adesso in una «maschera di sangue». La postpoesia di Tripodi non nasce nel laboratorio della teoria ma dal trauma dei nostri linguaggi slogati, che si accavallano nel «creare addii belli e significativi» mentre il mondo esplode. 

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APPUNTI PER UNA CELEBRAZIONE

Roberto Rossi Precerutti

APPUNTI PER UNA CELEBRAZIONE

Licenze poetiche

La celebrazione è l’atto poetico per eccellenza, scrive Jean-Michel Maulpoix. Ora, le due sezioni che compongono questo libro testimoniano la volontà dell’autore di misurarsi, mediante la lode, con esemplari figurazioni dell’arte e della tradizione lirica. In Fontana di giovinezza si dà vita a un itinerarium dentro gli affreschi di un ignoto e geniale pittore del primo Quattrocento, il cosiddetto Maestro della Manta, che raffigurò su una parete del maniero di Valerano di Saluzzo il mito della fonte miracolosa. In Petrarchismi, maniere, invece, si attraversano, pervenendo a esiti originali e dissonanti, le suggestioni e il linguaggio dell’esperienza amorosa codificata dal Canzoniere petrarchesco. Tuttavia, le parole della celebrazione disvelano il senso di sconfitta e di impermanenza generato dal confronto con gli impervi modelli: il ritorno a una vita gioiosamente sensuale di coloro che hanno riacquistato vigoria e giovinezza dopo l’abluzione rituale si rivela come illusorio sogno di immortalità; le parole della poesia amorosa inclinano alla pena, al solipsistico vaniloquio dell’amante, che vive in una selva inospite, sotto stelle maligne.

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NELLE RADICI

Valentina Colonna

NELLE RADICI

Licenze poetiche

Valentina Colonna è una delle voci poetiche più singolari e affascinanti che ci offre la nuova poesia contemporanea, una voce che ha acquisito molto presto peso e personalità. La sua opera è cresciuta rapidamente, ha oltrepassato le frontiere e dispone già di traduzioni in inglese, spagnolo, tedesco e in altre lingue europee. Questa nuova opera raccoglie, in un tono di suggestiva e contenuta emozione, uno sguardo poetico che nasce dalle profondità più sottili dell’essere e dell’esistenza. Un viaggio emotivo ma anche geografico, diviso in cinque tempi, dove compare anche un appassionato Canto per Granada, la città che oggi la accoglie. Uno sguardo fatto di conquiste e perdite allo stesso tempo: la felicità per ciò che ci colma pienamente, turbata dalla consapevolezza della sua fugacità, delle miserie, dei dolori che pure ci avvolgono. Fin dalla prima poesia di questo libro si apre la ferita attraverso cui respireremo sino alla fine: il cammino di un pensiero poetico e vitale profondo, che ci porta a percepire come eterni quelli che in realtà sono momenti di felicità. Perché memoria ed emozione aprono la durata, la ferita che perdura, l’amore, il dolore, il piacere, il tempo della nostra vita. Un appassionato viaggio reale e spirituale, un canto innamorato che le poesie di questo libro intraprendono mano nella mano e con la sottigliezza che caratterizza l’autrice: passione per il vivere e per il viversi nell’amore, nell’intima e ardente compagnia, ma anche nelle geografie, nei costumi, nelle sensazioni che ci afferrano, ci feriscono con la loro luce e con le loro dolorose ombre. Ángeles Mora

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