Ultime Opere
Le Opere Nino Aragno Editore di ultima pubblicazione
Gianfranco Contini
UN'IDEA DI BAUDELAIRE
Biblioteca Aragno
Ci sono testi che rappresentano dei meravigliosi rebus, che hanno il loro fascino anche nell’essere delle stratificazioni di varianti, delle selve di cancellature e riscritture. Non sono stati rifiniti dall’autore, non sono stati portati a una forma definitiva, che permetta di leggerli al di fuori del tempo della creazione. Eppure non possiamo non riconoscere questi testi come apici del genio dello scrittore in questione. Le pagine che qui presentiamo di Gianfranco Contini su Baudelaire, sulle Fleurs du Mal, sono un’avventura della mente, una vertiginosa caccia alla “pantera profumata” – quella inseguita da Dante nel De vulgari eloquentia – della poesia moderna, dei suoi rapporti complessi con la tradizione stilistica, retorica e, soprattutto, metrica. Dante come Baudelaire? L’antico e il moderno allo specchio?
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Ada Gobetti Marchesini Prospero
ASCOLTAR PARLARE CROCE
Biblioteca Aragno
La lunga amicizia con Benedetto Croce è stata per Ada una delle esperienze più importanti e determinanti della sua vita. Le lunghe conversazioni, le passeggiate, gli incontri durante i mesi estivi a Meana prima e a Pollone poi, furono una consuetudine dal 1927 fino al 1942, ossia fino a che la guerra impedì a Croce di venire a passare le vacanze in Piemonte. Anche dopo la guerra i rapporti di Ada con Croce si mantennero intensi, anche se da una parte gli impegni di Ada nella vita pubblica e dall’altra la salute di Croce che gli impedì di trascorrere l’estate in Piemonte, resero meno frequenti gli incontri, meno regolari le visite e le conversazioni. Ada mille volte, soprattutto dopo la guerra, si rammaricò di non aver tenuto appunti precisi sulle conversazioni con Croce, sull’esempio di quanto aveva fatto Boswell con Samuel Johnson, la cui biografia fu proprio Croce a far conoscere ad Ada, incoraggiandola a tradurla. E in questi ultimi anni, soprattutto durante le vacanze estive, s’era messa a buttar giù qualche paginetta di ricordi su Croce. E in questi ultimi tempi, poi aveva deciso finalmente di mettere insieme un volumetto, con questi ricordi integrati dalle numerose lettere di Croce. Il lavoro purtroppo è rimasto interrotto; ma è probabile che ordinando le pagine già scritte, gli appunti, le lettere, qualche passo potrà essere pubblicato. Testo premesso da Paolo Gobetti alla trascrizione dei ricordi crociani della madre (1968)
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Alberto Savinio
LA VITA INDIRETTA
Scritti sul cinema
Biblioteca Aragno
Sul cinema Savinio posò uno sguardo insieme incantato e diffidente, riconoscendovi una delle forme più enigmatiche della modernità. Da René Clair a Chaplin, da Cocteau a Disney, lo schermo gli offre l’occasione per interrogare il sogno, l’arte, i caratteri dei popoli e le metamorfosi della civiltà. Il cinema diventa così qualcosa di più del cinema: un modo obliquo di osservare il mondo. Arte ancora giovane, conserva per lui l’innocenza della scoperta e già reca in sé i pericoli della macchina, dell’industria, della ripetizione. Nelle sue immagini Savinio cerca ciò che cercava nella letteratura e nella pittura: il mistero nascosto sotto la superficie delle cose. E anche quando giudica, stronca o irride, non smette di domandarsi quale promessa custodisca quell’universo di ombre. Con l’ironia e l’intelligenza del paradosso che gli sono proprie, ne segue seduzioni, prodigi e inganni. Fino a riconoscervi una forma di quella «vita indiretta» che è, forse, il destino stesso dell’uomo civile.
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Mario Praz
I CLOWNS DEL CIRCO FREUD
Vasti e strani domìni
Biblioteca Aragno
Pochi scrittori hanno saputo guardare alla modernità con l’ironia, la diffidenza e la sterminata memoria di Mario Praz. In queste pagine l’arte del Novecento entra nel suo inconfondibile gioco di specchi, dove ogni novità sembra risvegliare un’eco lontana. Duchamp rimanda all’alchimia e al Roman de la Rose, l’arte cinetica agli automi antichi, il surrealismo a fantasie di altri secoli. Dietro l’avanguardia e le sue promesse Praz riconosce così persistenze, ritorni e genealogie impreviste. Il gusto della provocazione si accompagna tuttavia a un sentimento più segreto: quello di una civiltà delle forme che vede mutare i propri confini. Fra ironia ed erudizione, insofferenza e curiosità, il suo sguardo non smette mai di interrogare ciò che respinge. Ne nasce un piccolo viaggio nei «vasti e strani domìni» dell’arte contemporanea, percorso dalla domanda su che cosa ancora possa chiamarsi arte.
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André Gide
SIMENON
Biblioteca Aragno
Lui: lo scrittore fluviale, l’inarrestabile concepitore di trame, di romanzi; penna si direbbe quasi bulimica, eppòi popolaresca (ma non solo); di una abbondanza tracimante e fino miracolosa. L’altro: il delicato tessitore di prose, poesie, drammi, già da vivo circonfuso di gloria letteraria; conclamato tassello della Weltliteratur; pilastro incrollabile nonché fondatore della NRF. Parliamo, cioè a dire, di Georges Simenon e André Gide. Strana coppia. Coppia nondimeno. E se noto è il carteggio tra i due, (il quale si dipana dal ’38 al ’52 per varie porzioni del terracqueo globo), a dirittura famigerato è il Dossier Simenon, (frammenti appunti considerazioni), che Gide vita natural durante serbò nel tiretto, e che avrebbe dovuto costituire, (ciò che mai si concretò per greve rammarico di Gide), il materiale preparatorio per uno studio sull’opera del romanziere più romanziere di Francia – a punto, Simenon. Quel dossier, oggi, presentiamo al lettore italiano.
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