Guillaume Apollinaire
L'ESPRIT NOUVEAU
Nel novembre del 1917, con la testa ancora fasciata dalla ferita di guerra, Guillaume Apollinaire pronunciava al Vieux-Colombier la conferenza su L’Esprit Nouveau: non un semplice discorso d’occasione, ma il testamento spirituale di un’intera generazione. In queste pagine, lo “spirito nuovo” si rivela come la sintesi suprema tra l’eredità della latinità e le vertigini della tecnica, tra il rigore della tradizione e l’audacia dell'innovazione. Apollinaire, il “poeta di frontiera” nato a Roma e naturalizzato francese sotto il fuoco delle trincee, traccia qui la rotta per un’arte capace di abitare la modernità senza subirne la frammentazione. Dalla difesa del Cubismo alla nascita del Surrealismo, il volume ripercorre, nelle sue parole, la parabola di un autore che ha saputo trasformare la cronaca in mito e la parola in immagine, offrendo ai lettori contemporanei la chiave di volta per comprendere la genesi delle avanguardie europee. Una prospettiva che restituisce al lettore l’integrità di una visione estetica in cui la poesia non è mai distruzione, ma perenne metamorfosi: il tentativo estremo di conciliare l’ordine e l’avventura. Per l'autore di Alcools, lo spirito nuovo non è una rottura iconoclasta, ma una sintesi audace: è la capacità di abitare la macchina, il volo, il cinema e la pubblicità con la medesima grazia con cui si abita il mito. Non si tratta di scegliere tra la tradizione e l’invenzione, ma di comprendere come il passato possa farsi energia propulsiva per il futuro.
- 978-88-9380-393-9
- 2026
- €12.00
Guillaume Apollinaire (1880-1918), al secolo Guglielmo Alberto Wladimiro Alessandro Apollinare de Kostrowitzky, è stato il baricentro poetico e critico delle avanguardie del primo Novecento. Nato in Italia da madre polacca e padre svizzero, scelse la Francia come patria d'elezione e il francese come lingua di creazione. Animatore instancabile dei circoli di Montmartre e Montparnasse, fu sodale di Picasso, Braque e Jacob, ergendosi a primo e più lucido teorico del Cubismo. Volontario nella Grande Guerra e ferito gravemente al fronte, morì prematuramente nel 1918, stroncato dall'influenza spagnola proprio nei giorni dell'Armistizio. La sua opera ha scardinato i canoni della metrica classica introducendo l'uso del verso libero, l'abolizione della punteggiatura e l'invenzione dei calligrammi, in un dialogo costante tra lirismo universale e modernità urbana.
Giovanni Balducci (1988), saggista, ha curato tra gli altri Soggiorno a Venezia (Luni, Milano) di Marcel Proust e Fede e avvenire (Bonanno, Acireale-Roma) di Giuseppe Mazzini. Suoi scritti sono apparsi su «CulturaIdentità», «Barbadillo», il «Sole24Ore». È autore dei saggi La vita quotidiana come gioco di ruolo (Mimesis, Milano-Udine) e Sotto la cupola del vero. Breviario della Tradizione (Solfanelli, Chieti).

