David Herbert Lawrence
LA BELLEZZA MALATA
Nel 1929, a un anno dalla morte e nel pieno dello scandalo per L’amante di Lady Chatterley, D.H. Lawrence affida a questo saggio - nato come introduzione ai propri dipinti - una delle sue riflessioni più radicali e viscerali sul destino dell’arte e dell’uomo occidentale. In queste pagine, Lawrence non si comporta da critico, ma da anatomista della psiche collettiva. Con un’intuizione folgorante, egli rintraccia l’origine della “paralisi artistica” anglosassone in un trauma rimosso: l’orrore per il corpo nato con lo shock della sifilide nel Rinascimento. Da Amleto a Swift, la coscienza “mentale” si è ritratta dalla radice istintiva, trasformando il sesso in terrore e la carne in macchia. La pittura diventa allora l’ultimo campo di battaglia per ritrovare una “verità fisica”, un ponte gettato tra la malattia del secolo e la vitalità primordiale della natura. Elogio della vulnerabilità e manifesto contro la meccanicità del mondo industriale, La bellezza malata - titolo che riprende la fortunata traduzione francese - ci riconsegna un Lawrence inedito, capace di dialogare con Cézanne e con i propri fantasmi. Un’opera totale dove l'osservazione visiva si fa introspezione morale, ricordandoci che l'arte è l'unico organismo capace di riflettere la nostra splendida e tormentata mortalità.
- 978-88-9380-390-8
- 2026
- €15.00
David Herbert Lawrence (1885 - 1930) è stato il profeta della “coscienza del sangue” e fra i critici più feroci delle ipocrisie della società inglese del suo tempo. Figlio di un minatore e di una donna di cultura superiore, la sua opera - da Figli e amanti a Donne innamorate - ha esplorato le tensioni irrisolte tra intelletto e istinto, sfidando i tabù del suo tempo fino a subire la scure della censura. Viaggiatore instancabile e spirito nomade, Lawrence trovò nella pittura, negli ultimi anni di vita, un prolungamento visivo della sua ricerca letteraria: un tentativo di “toccare” la realtà oltre le barriere della mente. La sua morte prematura, a soli 44 anni, ha consacrato la figura di un autore “di frontiera”, la cui eredità continua a interrogare il rapporto tra desiderio, corpo e creazione.
Giovanni Balducci (1988), saggista, ha curato tra gli altri Soggiorno a Venezia (Luni, Milano) di Marcel Proust e Fede e avvenire (Bonanno, Acireale-Roma) di Giuseppe Mazzini. Suoi scritti sono apparsi su «CulturaIdentità», «Barbadillo», il «Sole24Ore». È autore dei saggi La vita quotidiana come gioco di ruolo (Mimesis, Milano-Udine) e Sotto la cupola del vero. Breviario della Tradizione (Solfanelli, Chieti).

