Angeli, metalupi, liturgie e sadomaso: Lumina ex Ade di Silvia Tripodi è uno scrolling poetico interpolato da preghiere. Non c’è più bisogno di coniugare i verbi, l’azione è ridotta all’infinito della lista o all’imperativo della sopraffazione. Un’autopsia del detrito, un Blob di linguaggi che «fa chiarezza sulla crudeltà». Anche il titolo è volutamente sghembo, mal funzionante da qualsiasi punto di vista (etimologico, storico e concettuale). La voce registra i trafiletti di cronaca e la stanchezza delle frasi fatte («principessa vita mia / sei la mia vita / ti amo sei tutto per me / senza di te sono niente»). In questo fuori campo dell’identità, l’io accede a una continua metamorfosi della dizione, in cui può imitare indifferentemente il gergo della sociologia o la nota stridula dell’inserto pubblicitario – una soggettività-televendita che interrompe il bollettino di guerra per annunciare l’Eden delle criptovalute. Quando arriva la preghiera, il ritmo accoglie una nuova distorsione. Alla decima anafora, il lettore non capisce più se si tratti di adesione praticante o parodia. Una scena di estasi diventa indistinguibile da una crisi depressiva: le braccia cadono «attratte dalla terra» mentre il corpo «nega ogni rapporto con la vita». La preghiera smaschera l’intelaiatura citazionistica dell’intero libro, introducendo un sospetto radicale. Se quei versi sono trafugati da una fonte esistente, come potrò fidarmi dell’originalità del resto? Mentre la teologia si macchia di un sadismo cyborg, il soggetto sperimenta la secolare reversibilità dei ruoli tra vittima e carnefice. A unire i testi della raccolta è proprio la coerenza dell’oppressione: spranghe, inverni atomici, polizia morale e botte. Prima sfigurati dalla linguistica, i connotati dell’io si sfaldano adesso in una «maschera di sangue». La postpoesia di Tripodi non nasce nel laboratorio della teoria ma dal trauma dei nostri linguaggi slogati, che si accavallano nel «creare addii belli e significativi» mentre il mondo esplode.
- 978-88-9380-406-6
- 2026
- €15.00
Silvia Tripodi (1974). Nel 2014 ha vinto il Premio Lorenzo Montano (poesia inedita) e nel 2015 la prima edizione del Premio Elio Pagliarani con la silloge Voglio colpire una cosa (Zona, 2016). I suoi libri: Punu («Lacustrine», Arcipelago Itaca, 2018), La più recente fine di un racconto («ChapBooks», Tic, 2020), Ellora («Syn scritture di ricerca», ikonaLíber, 2020), Le bocche («Manufatti poetici», Zacinto, 2021) e Totem («UltraChapBooks», 2022). Suoi testi sono presenti nell’antologia Voci della poesia italiana contemporanea 2000-2025 (Carocci, 2026).

