Gianfranco Contini
UN'IDEA DI BAUDELAIRE
Ci sono testi che rappresentano dei meravigliosi rebus, che hanno il loro fascino anche nell’essere delle stratificazioni di varianti, delle selve di cancellature e riscritture. Non sono stati rifiniti dall’autore, non sono stati portati a una forma definitiva, che permetta di leggerli al di fuori del tempo della creazione. Eppure non possiamo non riconoscere questi testi come apici del genio dello scrittore in questione. Le pagine che qui presentiamo di Gianfranco Contini su Baudelaire, sulle Fleurs du Mal, sono un’avventura della mente, una vertiginosa caccia alla “pantera profumata” – quella inseguita da Dante nel De vulgari eloquentia – della poesia moderna, dei suoi rapporti complessi con la tradizione stilistica, retorica e, soprattutto, metrica. Dante come Baudelaire? L’antico e il moderno allo specchio? Scrive Roberto Antonelli, nella sua premessa, che il saggio qui recuperato dalle carte del sommo filologo «rappresenta dunque il tassello di un'altra, discreta ma inequivocabile, “lunga fedeltà” e l'acuta fruizione di un autore che ha accompagnato Gianfranco Contini nelle sue prospezioni di critica formale e di critica verbale (una critica in cui è incorporata la lezione filologica) su un altrettanto lunga diacronia. Da Dante a Baudelaire. Dante, che non a caso, come in Contini, aveva costituito per il fondatore della poesia moderna l'inevitabile punto di riferimento, rovesciato, rispetto alla “Sottise, l'erreur, le peché, la lésine” e all'Ennui del mondo moderno (così come Petrarca ne aveva rappresentato il fantasma formale)».
- 978-88-9380-420-2
- 2026
- €15.00
Gianfranco Contini (1912-1990) è stato uno dei massimi filologi e critici del Novecento europeo, insieme a due altri maestri della critica stilistica, Auerbach e Spitzer. Critico militante, filologo romanzo, storico della letteratura italiana, ha riunito in sé tutte le caratteristiche dello studioso eclettico e, parimenti, profondissimo nelle analisi, che abbracciano Dante e Montale, la Scapigliatura piemontese e Proust, Gadda e Ariosto, Pasolini e Petrarca. Laureatosi a Pavia, ha insegnato, giovanissimo cattedratico, a Friburgo, poi a Firenze e alla Scuola Normale Superiore di Pisa
Jacopo Parodi è nato a Genova, dove si è formato, umanamente e intellettualmente, con Giuseppe Marcenaro. Ha svolto gli studi a Pisa, presso la Scuola Normale Superiore. Prosegue la sua ricerca, incentrata sulla narrativa e la critica del Novecento, attualmente all’Università di Pisa, in collaborazione con quella di Siena, sotto la guida di Niccolò Scaffai.
Anna Terroni si è formata presso l’Università di Pisa. I suoi interessi di ricerca si concentrano su questioni di ambito filologico, con particolare attenzione al teatro comico del Cinquecento e alle relazioni tra la novellistica trecentesca e la drammaturgia rinascimentale.

