Roberto Rossi Precerutti
UN IMPAVIDO SONNO
Impavido è, secondo Tommaso Landolfi, il sonno dei morti, nel senso che esso si dispone quale dimensione compiuta e immodificabile, non suscettibile di assimilazione alle fragili leggi dell’umano. Ora, il libro di Roberto Rossi Precerutti si offre al lettore nelle modalità di atto vivente delle lacrime, cioè consapevole e insieme dolorosa assunzione di un destino consumato essenzialmente come preparazione alla fine, dai turbamenti e dagli spasimi di infanzia e adolescenza, rievocati nei poemetti in prosa e precocemente risonanti del sentimento del vuoto, allo strazio degli anni che volgono alla vecchiaia, segnati dalla perdita e dall’impermanenza, ma anche dalla luce consolatoria dell’ininterrotto colloquio con gli auctores. Sontuosamente funebre secondo la lezione di Góngora e Mallarmé di cui Rossi Precerutti è stato raffinato traduttore, questa poesia è dunque un modo di corteggiare l’abisso, nell’attesa vana di un Risorto che dispieghi, sulla plaga di squallore e pena che chiamiamo mondo, il suo vessillo vittorioso.
- 978-88-8419-954-6
- 2019
- €15.00
Roberto Rossi Precerutti è nato a Torino nel 1953 da famiglia di antica origine, i Rossi dalla Manta, al cui ramo fiorentino appartenne Ernesto Rossi, autore con Altiero Spinelli del Manifesto di Ventotene. Medievista per formazione universitaria, i suoi contributi di saggista e traduttore (soprattutto dal francese e dall’antico provenzale) sono apparsi prevalentemente sulla rivista «Poesia» e in alcune antologie dell’editore Crocetti e di Rizzoli-Corriere della Sera. Molte le sue raccolte poetiche, uscite in larga parte presso Crocetti, Aragno, Neos edizioni. Tra gli ultimi titoli: Lungo fiumi di luce (MC Edizioni 2024), Recinto di pena e altri petrarchismi (puntoacapo Edizioni 2025). Gli sono stati conferiti prestigiosi riconoscimenti come il Premio Mondello (2006). Recenti sono le traduzioni, per i tipi di Neos, dei Sonetti funebri di Luis de Góngora (2023), Il Bestiario o Corteggio di Orfeo di Guillaume Apollinaire (2024), Erodiade e altri versi di Stéphane Mallarmé.

